Perché guardare il pavimento anche da lontano?

Quando scegliamo un pavimento tendiamo naturalmente ad avvicinarci per osservarne venature, texture, nodi, sfumature e dettagli della superficie. Ma nella vita quotidiana raramente lo guarderemo da pochi centimetri di distanza.

Osservandolo da lontano cambia completamente la percezione: i singoli dettagli si fondono e iniziamo a vedere il colore complessivo, il movimento della superficie, il ritmo della posa e l’equilibrio tra gli elementi.

Un parquet molto nodoso visto da vicino, ad esempio, può risultare sorprendentemente armonioso nell’insieme. Un marmo dalla venatura importante può apparire quasi come un grande disegno naturale quando lo si osserva attraversando la stanza. Nel cotto, le differenze di tonalità tra un elemento e l’altro, evidenti da vicino, possono fondersi in una superficie calda e movimentata. Nel gres, invece, allontanarsi aiuta anche a valutare quanto risultino naturali la variazione e la ripetizione delle grafiche.

Anche la luce cambia questa percezione. Una luce radente proveniente da una finestra può mettere in evidenza la matericità di un parquet spazzolato, le irregolarità di un cotto fatto a mano o la struttura di una pietra; una luce più diffusa può invece rendere l’insieme visivamente più uniforme. Superfici lucide o levigate possono mostrare riflessi molto diversi a seconda del punto da cui vengono osservate.

Lo stesso pavimento può inoltre apparire più caldo, più freddo, più chiaro o più profondo nelle diverse ore della giornata e cambiare ancora con l’illuminazione artificiale della sera.

Per questo è utile non limitarsi a guardare un pavimento da vicino, ma allontanarsi, osservarlo da diverse angolazioni e, quando possibile, in differenti condizioni di luce. Da vicino scopriamo il carattere del materiale; da lontano comprendiamo l’atmosfera che creerà nell’ambiente.